Menu
ARTICOLI

Il ricordo di Carmela

Con il profumo delle prime grigliate la mia mente scava in ritroso di ricordi sempre attuali.
Quasi un anno fa, prima di ripartire per Roma Marisa mi ha detto “l’orto vuole l’uomo morto”. Me l’ha detto in montoriese mentre guardavamo appunto l’orto, prima di ripartire per Roma ed ho pensato non ci fosse una frase migliore per concludere quel momento così carico di tensioni con cui concludo l’anno ogni volta prima di concedermi ferie ed abbandonarmi ad un abbraccio intenso nel mio grembo meridionale.
Se è esistito un momento esatto in cui ho capito quanto costa cara la devozione al sacrificio, quel momento l’ho vissuto qua.
Se esistono delle “ali per andare e radici per tornare”, le mie radici saranno sempre forti e certe, anche quando con gli anni ad aspettarmi ci saranno solo i ricordi.
Io non sono mai stata una gran credente, nonna invece lo era molto.
Festeggiavamo tutto, soprattutto gli onomastici.
Festeggiare però mi piaceva, perchè tornavamo in Molise e le feste le associavo al ritorno a casa. Spesso quando scendevamo non c’era ancora nessuno dei miei amici e per tenermi impegnata Carmela mi portava sempre sotto gli archi da Lina.
Mi faceva partecipare alla lunga e difficilissima catena per preparare la salsa, i fusilli, i ciufoli…
E quel rito è un vero e proprio vortice senza via d’uscita, mica si scappa.
Carmela non mi spiegava mai i passaggi, mi dava in mano la pasta, l’uncinetto e guardavo le sue mani, passo passo.
Mi voleva molto bene, quando partivo per Roma piangeva sempre e quando tornavo, mi aspettava in cucina tutto il giorno. E poi si commuoveva.
A casa sua, durante i pranzi erano tantissimi, a volte non bastavano le sedie ma Carmela si ricordava sempre di me. Non importava quanti fossero e quanta gente si aggregasse, c’era sempre un piatto per me e scelte con cura le pietanze e lei, si ricordava sempre quali fossero le mie cose preferite.
Lo ha fatto fino all’ultimo anno, quando non riusciva più a salire le scale per venire da me e allora mandava su Domenico con il piatto coperto al posto suo.

Ancora oggi, ogni volta che preparo la pasta fatta in casa, ho in mente le sue mani che cercavo di imitare e diventa naturale persino quel movimento meccanico che guardavo affascinata da bambina.
Come si guardano le cose che si amano e non si dimenticano mai.
Come si amano i ritorni per la bellezza della vita che ti danno.

Nessun commento

    Lascia un commento