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CARLOS GARDEL E LA MAGIA DI UN’ATTUALITÀ SENZA TEMPO

Carlos Gardel è, senza dubbio, il cantante argentino più celebre di tutti i tempi. Pur essendo chiaramente identificato con il tango, ha interpretato e registrato numerose canzoni in una vasta gamma di stili musicali.

Sebbene non si trovano registrazioni commerciali di canzoni di Gardel in italiano, nel 1931, presso gli studi Odeon di Parigi, Gardel registrò in italiano le canzoni “Ninna Nanna” e “Ti voglio bene tanto”. Ma è noto che cantava spesso il celebre “Marecchiare” durante le sue esibizioni, e una sua registrazione di “Comme si canta a Napule” del 1931 è ancora reperibile su internet.

Questo perché, nonostante non avere origini italiane, Gardel crebbe in un’Argentina dove l’influenza della cultura italiana era forte a causa della massiccia immigrazione che giunse nel paese in quel periodo.

È ben noto l’incontro avvenuto nel 1915 tra Gardel e il celebre tenore italiano Enrico Caruso, durante un viaggio in nave tra Argentina e Brasile. Si narra che Caruso consigliò a Gardel di non sforzare la voce da tenore, ma di cantare nella sua naturale estensione baritonale, oltre a fornirgli altri consigli tecnici.

Gardel visitò l’Italia nel gennaio del 1929, sebbene non si esibì pubblicamente, ma solo in incontri privati ​​informali. Visitò Roma e Napoli tra il 1931 e il 1932. Vi fece ritorno per le vacanze nel 1934, l’anno prima della sua morte.

Ma oltre alla straordinaria qualità della sua voce, è sorprendente la perdurata della sua rilevanza, sia in Argentina che altrove, anche a più di 90 anni dalla sua scomparsa, e considerando che la tecnologia dell’epoca non permetteva di preservare un numero di registrazioni di alta qualità della sua musica paragonabile a quello odierno.

È interessante notare che Gardel non nacque in Argentina, e ci sono due teorie contrastanti sul suo luogo di nascita.

Secondo un atto dell’anagrafe di Toulouse (all’epoca il dipartimento dell’Alta Garonna e la regione della Linguadoca), in Francia, nacque in quella città con il nome di Charles Romuald Gardes l’11 dicembre 1890. Sua madre, Bertha Gardes, emigrò in Argentina nel 1893 quando il figlio era ancora un bambino.

Un’altra teoria, basata su documenti firmati dallo stesso Gardel, sostiene che sia nato a Tacuarembó, in Uruguay, sempre l’11 dicembre ma di 1887, e che la signora Gardes lo abbia adottato. Chi si oppone a questa ipotesi basa la propria argomentazione sulla mancanza di un certificato di nascita uruguaiano, suggerendo che Gardel abbia finto di essere nato in Uruguay per evitare il servizio militare.

Al di là di questa controversia, Carlos Gardel ottenne la cittadinanza argentina per naturalizzazione nel 1923.

Nel corso della sua carriera, oltre che in Argentina, Gardel si esibì in diversi paesi dell’America Latina, negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei, soprattutto in Spagna e Francia.

La sua interpretazione del tango “Silencio” (Silenzio), che fa riferimento alle sanguinose battaglie in Francia durante la Prima Guerra Mondiale, è celebre, e il suo epilogo sembra preannunciare profeticamente l’avvento della Seconda Guerra Mondiale.

Gardel registrò anche diversi film, che conservano preziose esecuzioni delle sue canzoni realizzate con la migliore tecnologia dell’epoca. Le registrazioni di qualità più elevata sono quelle effettuate negli Stati Uniti con i Paramount Studios, poco prima della sua morte.

La serie di 10 cortometraggi intitolata “Encuadre de canciones” (Inquadratura di canzoni), girata in Argentina nel 1930, fu la prima in Sud America ed è considerata un precursore dei moderni videoclip musicali.

Infine, durante una tournée in America Latina, Carlos Gardel morì il 24 giugno 1935 in un incidente aereo: il suo aereo si scontrò con un altro sulla pista dell’aeroporto Olaya Herrera di Medellín, in Colombia. Aveva solo 44 anni.

Il suo funerale a Buenos Aires attirò una folla immensa, stimata in centinaia di migliaia di persone.

Ma a nove decenni da quel tragico evento, è importante sottolineare la perdurante rilevanza della figura di Gardel, riconosciuta da ogni argentino di ogni età, anche in un’epoca in cui il tango non è il genere musicale più popolare tra le giovani generazioni, rendendolo senza dubbio un simbolo dell’identità nazionale.

Infatti, Gardel è uno dei miei cantanti preferiti. Ricordo la prima volta, nel 1972, quando lo sentii cantare il tango “Volver” con mio nonno. Avevo solo otto anni e ne rimasi affascinato. Chiesi a mio nonno chi era e che musica fosse, lui me la spiegò e da quel momento in poi mi é piaciuta tanto. E “Volver” rimane il mio tango preferito.

Nel gergo argentino, dire “sei Gardel” è ancora un complimento rivolto a qualcuno di eccezionale o di immenso talento.

E metaforicamente, riguardo alle sue esibizioni, si dice che Gardel “ogni giorno canta meglio”.

Nei miei viaggi intorno al mondo, alle più diverse latitudini, si verifica spesso uno scambio di esperienze e aspetti del paese d’origine di ciascuno, sia con la gente del posto che con altri viaggiatori. Soprattutto in America Latina e in Europa, il tango è spesso sinonimo di Argentina nel mondo musicale, sebbene il paese vanti molti altri generi. In Africa e in Asia, non è solitamente molto conosciuto (con eccezioni come il Giappone) ed è semplicemente oggetto di curiosità.

A titolo di esempio, posso dirvi che uno dei principali benefattori dell’ONG a cui appartengo è un’organizzazione australiana che organizza “tanguerias” (festival di tango argentino) nel suo paese in Oceania ed invia il ricavato a ONG argentine per attività di solidarietà nelle nostre comunità.

Così, in diverse occasioni in cui questo scambio di culture ha portato all’esecuzione della musica di ciascun luogo, ho avuto l’opportunità di cantare tango argentino in vari paesi del mondo.

L’esperienza più curiosa, senza dubbio, è stata in un villaggio pigmeo Bata nella giungla del Camerun.

Carlos Gardel, quindi, anche a quasi un secolo dalla sua scomparsa, è un simbolo vivente dell’identità argentina e la sua meravigliosa voce un tesoro della musica argentina e mondiale.

Le sue registrazioni sono a disposizione di chiunque desideri scoprirle e apprezzarle.

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