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VIVERE UN MONDIALE SENZA L’ITALIA

Nel 2026, ancora una volta, abbiamo dovuto vivere un Mondiale senza l’Azzurra.

Come una maledizione, dopo il trionfo ai Mondiali del 2006 in Germania, la nazionale italiana ha subito eliminazioni nella fase a gironi (in Sudafrica 2010 e in Brasile 2014) e dolorose assenze a Russia 2018, Qatar 2022 e a questi Mondiali del 2026 in Nord America.

Solo la vittoria agli Europei del 2020 ha interrotto questo triste percorso di frustrazione.

Come ho già accennato in altre edizioni de Il Ponte, sono un appassionato del calcio e seguire gli Azzurri è un legame importante con la mia identità italiana, pur vivendo così lontano, in un altro continente.

Ricordo vividamente i Mondiali U-20 del 2023, disputati in Argentina, e più precisamente nella mia città, come l’unica volta in cui ho potuto tifare per gli Azzurri dagli spalti. È stato un torneo brillante, culminato con la finale, che ha alimentato la speranza che una nuova generazione di calciatori avrebbe inaugurato un’era più positiva per il calcio italiano.

Nello stadio della mia città, La Plata, vicinissimo a casa mia, durante i Mondiali U-20 del 2023.

Ricordo anche che durante i Mondiali del 2006 studiavo contemporaneamente italiano e tedesco. Nella scuola tedesca, molti dei miei insegnanti erano tedeschi e tra noi c’era una sana rivalità, soprattutto dopo che l’Italia eliminò la nazione ospitante in semifinale.

La Coppa del Mondo del 2026 è stata la prima dopo il mio ritiro, quindi ho potuto seguire tutte le partite da casa, partecipando a questo incomparabile festival calcistico che si ripete ogni quattro anni. E in questo torneo a 48 squadre, è stato triste non avere l’Italia in campo, né vedere gli spalti pieni di azzurri, cantando l’Inno di Mameli con emozione.

Questi Mondiali hanno regalato agli argentini un viaggio meraviglioso, ricco di vittorie epiche e dal cuore, nonostante la sconfitta in finale contro una Spagna di altissimo livello, che ha meritato il titolo.

Ma è stata particolarmente celebrata in Argentina la vittoria in semifinale contro l’Inghilterra, un Paese con cui c’è una profonda inimicizia, visto che dal 1833 ha usurpato tre arcipelaghi argentini nell’Atlantico meridionale (Isole Malvinas, Georgias del Sud e Sandwich del Sud), situati sulla piattaforma continentale argentina e a più di 12.000 km da Londra, un anacronistico retaggio coloniale di un vecchio impero, sostenuto solo dall’arroganza della forza militare.

E una ferita che rimane sempre aperta nei cuori di tutti noi.

Non conosco i meccanismi interni del calcio italiano per capire quali fattori abbiano portato una delle grandi potenze mondiali, con ben quattro Coppe del Mondo, a scomparire improvvisamente dall’élite. Spero solo che il calcio italiano ritrovi la strada della rinascita, magari migliorando il suo livello nelle UEFA Nations League e soprattutto agli Europei del 2028, a cui sogno di assistere.

Soprattutto considerando che il torneo successivo, nel 2032, si terrà in Italia.

Spero di poterci essere anch’io, con l’Azzurra ed in Italia.

Sarebbe una gioia assoluta.

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