Riceviamo e pubblichiamo una “pillola di tradizione” da parte della nostra amica e lettrice Maria Di Michele che di seguito riportiamo. [NdR]
Sul davanzale della mia finestra c’è un vaso con delle rose di carta opera meticolosa della donne di Larino per decorare i carri in onore di San Pardo, a me sono stati donati da mia zia Maria Di Staulo, cugina di mia madre, in un caldo pomeriggio di tantissimi anni fa mi chiamò per aiutarla a costruire u Menuocchie.
U Menuocchie rappresenta l’offerta del covone di grano alla Madonna del Carmine ed è un antico rito di ringraziamento e propiziazione che unisce fede e cultura contadina. Una volta, durante la mietitura si sceglievano le più belle spighe che venivano intrecciate a mano, benedetto in chiesa e offerto alla Vergine per ringraziarla del raccolto e proteggere le future semine. Con mia zia invece le belle spighe le avevano donate qualche contadino del posto, siamo state un intero pomeriggio a legare i mattelə (mazzi) per poi unirli in un solo covone. E così guardando quelle rose rosse, che adesso sono di un rosa pallido, scolorite ormai dall’inesorabile passare del tempo mi è venuto in mente di farne uno anch’io. Sono andata con mio marito nei campi a cercare le spighe più belle, ho chiesto anche a Fabio, un mio amico contadino, se ne aveva di altre, ho disturbato per giorni gli amici di Larino affinché finita la festa di San Pardo potessero donarmi qualche fiore di carta e la risposta non si è fatta attendere, sono arrivati tanti fiori, credo che la fede unisca anche se i Santi sono diversi. Sono andata per soffitte alla ricerca di qualche quadretto rappresentante la Madonna con scarso risultato, alla fine l’ho ordinato via internet.
In un caldo pomeriggio di luglio, io, Melina, Michelina e Antonella, ci siamo messe a intrecciare i mattelə e abbiamo costruito u Menuocchie. Da qualche anno, da quando il parroco ha portato la statua della Madonna del monte Carmelo dalla chiesa a lei dedicata alla chiesa madre, noi del quartiere ci sentiamo un po’ depredati della statua, per tanti anni l’abbiamo onorata, prima con le novene, poi con la doppia processione, perfino la sera era allestito il palco dove suonava un’ orchestrina e la banda e le luminarie, quindi bisognava fare qualcosa per sentirla più vicina a noi. Così con Maria, Debora, Antonietta, Maria Carmela e mia sorella Donatella, abbiamo allestito lo spiazzale davanti la chiesa dove sarebbe passata la processione con la statua della Madonna, con cesti, damigiane, pignatte tutte predisposte con spighe, fiori di campo e fiori di carta. Lo spettacolo che si presentava davanti agli occhi dei fedeli uniti nella processione è stato meraviglioso.
Una volta u Menuocchie era portato a braccia dai giovani di Montorio, oggi uomini, facevano a gara a chi portava il più pesante. Oggi con lo spopolamento dei piccoli paesi quest’usanza non viene più praticata, resta però il forte pensiero di fede che non di esaurisce. Con la promessa di migliorarci negli anni futuri.
Il chicco di grano che muore nella terra per rinascere e moltiplicarsi è da sempre simbolo di vita e prosperità.












Nessun commento